Tutti tranne te: Glen Powell e Sydney Sweeney si innamorano sulle note di The Hills

Un’altra commedia americana.

Lui canonicamente belloccio.

Lei candidamente sensuale.

Almeno qui l’ideologia del politicamente corretto non ha attecchito.

Il bello è bello.

Gli stereotipi sono rispettati.

Così come il modello di commedia degli errori (si scherza, William), dove tutto sembri essere il contrario di tutto.

Una pellicola leggerina, ma comunque adatta al genere.

A volte farsesca, a volte più seria (almeno ci prova), a tratti sensuale.

Glen Powell appare a suo agio nelle vesti di bellone finanza e abiti su misura. Trasudava comicità (più o meno ilare) anche in Top Gun – Maverick, quindi non sorprende la caratterizzazione di un personaggio a metà tra il so tutto io e il fragile.

La vita può essere dura per tutti.

Scegliere come declinare la sofferenza è qualcosa di personale.

Scegliere di o con chi aprirsi, ancor di più.

Sydney Sweeney è perfetta nel ruolo di bombshell con più angosce di un’adolescente alle prese con la prima maturità. Simpatica e dolcissima all’inizio, insicura, inopportuna, rancorosa e impacciata.

Non che il personaggio di Glenn sia più brillante.

Formano un gradevole duo comico: battute pungenti, sguardi torvi, empatia simulata e dissimulata.

Per gradevolezza si intende siano alquanto sgradevoli, ma è proprio questo l’aspetto più divertente della vicenda.

Non mancano cliché tanto cari alla commedia stelle e strisce: dalla ex che frequenti il pompatone di turno, poco avvezzo alla conversazione e a metà tra l’erectus e il Neanderthal, alla famiglia benestante invadente e opprimente, all’amico smemorato e ottuso che combini solo guai in buona fede.

In tutto questo c’è spazio anche per vecchie glorie, come Bryan Brown, ospite d’eccezione nella sua Australia. Tra una camicia hawaiana e l’altra, sempre con un bicchiere in mano e qualcosa da dire, ricorda alla lontana il suo Douglas Coughlin di Cocktail, seppur qui meno coriaceo e profondo.

Così come Michelle Hurd, qui più seria del marito interpretato da Brown, il cui magnetismo ricordi la fu Sheperd di Blindspot.

Il resto sono piroette e scorci, risate e manipolazione, luoghi comuni e genitori ingombranti, al limite del verosimile.

L’aspettativa genitoriale può essere gravosa. Tanto sulla donna quanto sull’uomo.

Aspettative non solo genitoriali, ma generali.

Sono loro che guidano la maggior pare delle azioni nella commedia, ma, di riflesso, nella vita di tutti i giorni.

È facile notare come la pellicola voglia mettere in risalto il contrasto delle scelte personali con le aspettative terze, in un’ottica che veda i due termini dicotomici in perenne contrasto.

Una commedia rimane tale, genera empatia e allegria, ma, ancora una volta, manda messaggi sul momento attuale, fotografando tematiche attuali senza ricorrere all’aspetto demenziale.

A eccezione di Bea sull’aereo.

Probabilmente simili vette sono state raggiunte solo da Una pallottola spuntata o L’aereo più pazzo del mondo.

Nel climax di ilarità e felicità finale sembra che tutti abbiano trovato il loro posto e il proprio compagno, ben convinti che Feel the rain on your skin, No one else can feel it for you, Only you can let it in, No one else, no one else.

Dopo quasi 20 anni, The Hills ringrazia.

In due decenni, tra film e serie, siamo ancora qui a commentare drammi e amori di ricchi viziati oltreoceano.

Chapeau.

Lorenzo Cuzzani 

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